Il testo approvato alla Camera con gli emendamenti introduce pene severe per i molestatori: Chiunque minacci o compia atti persecutori nei confronti di qualcuno rischia il carcere fino a quattro anni. Se poi a molestare è il coniuge (anche separato o divorziato), il convivente o il fidanzato e se la molestia ad oggetto una donna incinta la detenzione puó durare fino a sei anni. Nel codice penale, se il ddl proseguirá il suo cammino al Senato, lo stalking sará inserito nell’articolo 612-bis, con il nome di “Atti persecutori”. Per le vittime di stalking sará istituito un numero verde nazionale per fornire una prima assistenza psicologica e giuridica e per indirizzarle presso gli sportelli allestito nelle questure.
Protagoniste in Parlamento, senza distinzioni di parte, le donne: dalla ministra Carfagna alla relatrice Giulia Bongiorno, da Pina Picierno, ministro ombra delle politiche giovanili del Pd, ad Alessandra Mussolini che ha chiesto e ottenuto l’aggravante per le molestie alle donne incinte. E Carolina Lussana, della Lega, dice che ora il parlamento deve pensare a ‘’rendere ancora piú incisivo il contrasto alla violenza sessuale'’. Gli unici due no al ddl sono venuti dal piccolo gruppo dei Liberaldemocratici (centrodestra) il cui presidente Daniela Melchiorre ha così commentato: “Si tratta di un provvedimento illiberale perché lascia al magistrato una eccessiva discrezionalià e introduce delle pene che non sono proporzionate rispetto al fatto che costituisce reato. Non avevamo bisogno di una nuova norma, ma si sarebbe dovuto invece lavorare affinché le norme già contenute nel nostro codice penale potessero trovare una piú puntuale e corretta applicazione'’.




































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