Che cos'è la bulimia?
La bulimia, o con un termine più tecnico la bulimia nervosa, è un disturbo alimentare caratterizzato da episodi di abbuffate seguiti di solito da comportamenti compensatori. In genere questo viene fatto in segreto e può continuare per anni senza che gli altri se ne accorgano. Il comportamento compensatorio utilizzato più frequentemente è il vomito autoindotto, ma possono esservi anche abuso di lassativi e di diuretici, digiuno e attività fisica eccessiva.
Qual è lo scopo di questo comportamento?
Lo scopo di questo comportamento è di "neutralizzare" l'abbuffata. È un tentativo di alleviare il senso di colpa provocato dall'abbuffata e di minimizzare ogni aumento di peso che si potrebbe verificare di conseguenza. Il comportamento compensatorio probabilmente è più distruttivo dell'abbuffata per due ragioni. In primo luogo, ha un maggior numero di pericoli fisici e medici. In secondo luogo, tale comportamento aiuta a legittimare l'abbuffata; cioè il comportamento compensatorio, neutralizzando l'abbuffata, aumenta la probabilità che questa in futuro si verifichi di nuovo.
I comportamenti sono uguali in tutti o variano da persona a persona?
Sì ,la gamma dei comportamenti può variare di molto da persona a persona. Mentre alcune delle pazienti si abbuffano e ricorrono a questi comportamenti di compenso parecchie volte al giorno, altre lo fanno solo saltuariamente. Varia anche ciò che si intende per abbuffata. Per una persona l'abbuffata potrebbe equivalere a cinquemila calorie di cibi dolci, mentre per l'altra potrebbe voler dire mangiare qualsiasi cibo che non sia a basso contenuto calorico. Allo stesso modo anche il comportamento compensatorio può presentarsi sotto parecchie forme. Sebbene la maggior parte delle persone bulimiche si autoinduca il vomito, alcune vomitano raramente o non vomitano mai. Altre possono combinare più metodi di compenso, il vomito e l'abuso di lassativi o il digiuno, l'attività fisica eccessiva e l'abuso di diuretici.
Quali sono le differenze tra la bulimia e gli altri disturbi alimentari?
I tre problemi alimentari più comuni sono l'anoressia nervosa, la bulimia e la sovralimentazione compulsiva. La bulimia è simile e allo stesso tempo diversa dagli altri disturbi. Nonostante al profano sembri più simile alla sovralimentazione compulsiva, in realtà assomiglia di più all'anoressia. Le somiglianze tra l'anoressia e la bulimia comprendono la preoccupazione per la dieta, il cibo, il peso e la taglia; il disagio quando si è a tavola con altri e la ricerca dell'approvazione. Inoltre, molte bulimiche in precedenza sono state anoressiche, e molte di quelle che non lo sono state desiderano poterlo essere, cioè riuscire a non mangiare.
Per quanto simili, l'anoressia e la bulimia sono anche parecchio diverse. Una delle differenze riguarda la negazione del problema; l'anoressica nega a sé e agli altri che esista un qualsiasi problema o comportamento alimentare anormale, mentre la bulimica di solito nega l'esistenza del problema con gli altri ma riconosce che la sua alimentazione è anormale. L'anoressica, inoltre, è sempre sottopeso (almeno il 15% al di sotto del peso corporeo consigliato), mentre la bulimica può essere sottopeso, normopeso o sovrappeso. Nonostante sia l'anoressica che la bulimica presentino una distorsione dell'immagine corporea (il corpo è erroneamente percepito più grosso di quanto in realtà non sia), la distorsione dell'anoressica è in genere più grave di quella della bulimica. Infine, l'obiettivo dell'anoressica è di perdere più peso, mentre l'obiettivo della bulimica è di raggiungere un peso o una forma ideali, spesso irrealistici.
Altri problemi alimentari abnormi (per esempio la sovralimentazione compulsiva) sono in realtà problemi per molti individui, ma non sono considerati disturbi alimentari dalla classificazione dei manuali diagnostici professionali. Allo stesso modo, l'obesità non è considerata un disturbo psichiatrico ma piuttosto un disturbo fisico. Può capitare che la bulimica a volte mangi moltissimo, come chi mangia in modo compulsivo. Tuttavia, le dinamiche implicate e spesso le personalità dei soggetti tendono ad essere diverse. Di conseguenza, le cure che sono efficaci per chi mangia molto e compulsivamente tendono a non essere utili alle bulimiche.
La discussione dei problemi alimentari non sarebbe completa se mancasse il confronto con l'alimentazione normale. Ciascuno di questi problemi ovviamente si differenzia dall'alimentazione normale. Si dovrebbe tuttavia notare che con alimentazione normale si intende alimentazione "perfetta". La maggior parte delle persone commette errori quando mangia; vale a dire che a volte può mangiare troppo, troppo poco, o cibi non particolarmente nutrienti. Può seguire una dieta ragionevole per brevi periodi di tempo, o cambiare le proprie abitudini alimentari nello sforzo di stabilire un regime alimentare più sano.
Quali sono le differenze da chi sia limenta regorlamente da chi soffre di bulimia (od altri disturbi alimentari)?
La differenza fondamentale tra chi si alimenta normalmente e le bulimiche riguarda l'intensità delle risposte emotive che la persona bulimica dà prima, durante e dopo l'alimentazione. Cioè, chi mangia normalmente di regola non si sente oltremodo ansioso, spaventato, colpevole o privo di controllo nei confronti dell'alimentazione. Tra le altre differenze ci sono la frequenza e l'intensità degli errori alimentari. Più specificatamente, molti di quelli che mangiano in maniera normale di solito non si sovralimentano con sistematicità né ingeriscono grandi quantità di cibo, come è tipico delle abbuffate della persona bulimica. Infine, la maggior parte degli individui con alimentazione normale non ricorre regolarmente a comportamenti compensatori. Può controbilanciare la sovralimentazione limitando il cibo o aumentando l'esercizio fisico. Qualcuno può saltuariamente prendere un lassativo o un diuretico perché si sente costipato o gonfio per aver mangiato troppo. Pochi si inducono il vomito. I più riescono a vivere tranquillamente con i loro errori alimentari senza sentirsi costretti ad eliminarli.
Perchè si sviluppa la bulimia?Da dove nasce? Come comincia?
La bulimia comincia quasi sempre con una dieta o almeno con il desiderio di perdere peso. Il soggetto di solito ha tentato di tutto per dimagrire e allora si sente senza speranza. Pensa che se solo riuscisse a diminuire di peso sarebbe più felice e in grado di realizzare molto di più nella propria vita. Qualche volta scopre per caso l'abbuffata e il comportamento compensatorio; cioè è possibile che vomiti spontaneamente dopo mangiato. Oppure può aver sentito da un'amica di "questo grande sistema per mangiare tutto quello che si vuole e tuttavia perdere peso". Oppure può averlo imparato dalla televisione o dalla stampa. Ironia della sorte, molte bulimiche riferiscono di aver appreso delle tecniche compensatorie da programmi televisivi e articoli di riviste, designati per informare e avvertire il pubblico sui pericoli della bulimia.
Indipendentemente dalla fonte dell'idea, la maggior parte delle bulimiche non intende ricorrere alle abbuffate e ai comportamenti compensatori con sistematicità; crede di poter controllare queste condotte. Purtroppo, gli individui disposti a provare le abbuffate e i metodi di compenso di solito sono quelli meno in grado di controllare questi comportamenti. Ad ogni episodio di abbuffata, con la pratica e il rinforzo queste condotte si consolidano. Cioè, ogni volta che la persona si abbuffa e si purga, tali condotte rimangono "impresse dentro" e diventano risposte più probabili a situazioni future. In aggiunta, abbuffate e comportamenti compensatori aiutano la persona a sentirsi meglio temporaneamente in quanto riducono l'ansia e la paura. Questo aspetto di riduzione della tensione tipico della bulimia tende anche a far aumentare la probabilità delle ricadute. Infine, diventa più facile per l'individuo razionalizzare queste condotte, ossia diventa più facile giustificarle. Agli inizi la bulimia doveva essere un esperimento cui si ricorreva raramente come forma di aiuto per gestire il peso. Tuttavia con la pratica, la riduzione della tensione e la razionalizzazione, questa diventa in breve una compulsione usata di frequente e che rimane fuori dal controllo dell'individuo.
A quali fattori è legata la bulimia?
La bulimia è legata a fattori familiari, sociali e psicologici. Inoltre possono giocare un ruolo anche fattori di tipo biologico, quali la predisposizione alla depressione. I fattori familiari, sociali e biologici preparano il terreno per lo sviluppo della bulimia e una volta preparato, le caratteristiche psicologiche, o più specificatamente di personalità, dell'individuo sono il fattore determinante.
Chi sono le bulimiche?
Una nota finale su ciò che la bulimia è e da dove deriva riguarda la questione del controllo. Le bulimiche sono individui che tipicamente non sentono di avere il controllo dell'alimentazione, i sentimenti o la vita. Sotto molti aspetti la bulimia contribuisce a questa sensazione, ma viene anche usata per gestire i sentimenti e ripristinare un senso di controllo. Per esempio: quando le bulimiche si sentono fuori controllo, sono propense ad abbuffarsi e purgarsi. Con l'abbuffata e il comportamento compensatorio, possono sentirsi temporaneamente il ripristino del senso di controllo. Cioè, spesso sono molto tese e in ansia prima di abbuffarsi e purgarsi; l'atto di abbuffarsi e purgarsi può allentare un pó di quella tensione, aiutandole a sentirsi più rilassate e in controllo. Paradossalmente, abbuffarsi e purgarsi può farle sentire maggiormente fuori controllo, tuttavia, sotto un altro punto di vista, la prevedibilità (certezza) dell'abbuffata e del comportamenteo compensatorio può aiutarle a sentirsi in controllo, perché almeno sanno cosa aspettarsi.
Quali sono le difficoltà psicologiche della bulimia?
Forte preoccupazione per il cibo
Molte bulimiche riferiscono che passano fino al 95 per cento delle ore in cui sono sveglie a pensare cosa mangiare, quando mangiare, dove mangiare, come abbuffarsi senza farsi scoprire, dove vomitare, come e se usare diuretici, lassativi o pillole dimagranti, quando fare attività fisica e quando digiunare o stare a dieta. Di solito questa preoccupazione per il cibo e i comportamenti legati all'alimentazione è una conseguenza della dieta. Con la dieta, la bulimica rende il cibo e il mangiare più importanti. Più specificatamente, più si priva del cibo, più forte diventa la spinta fisiologica e psicologica ad abbuffarsi
Ricerca continua di una forma e di un peso ideali
Purtroppo la bulimica attribuisce in maniera molto riduttiva al termine "ideale" il significato di magro e perfetto. È convinta di poter essere felice soltanto se è magra a sufficienza da raggiungere la forma perfetta. Questa ricerca, già di per sé illusoria, è ulteriormente complicata dal fatto che non può diventare magra (perfetta) "a sufficienza". Inoltre, questo concentrarsi su una forma fisica irrealistica le impedisce di vivere la sua vita (per esempio cercare un lavoro, frequentare gente, fare amicizie).
Bassa autostima
Tra le bulimiche è diffuso un senso generale di scarsa autostima. La bulimica vede poche cose in cui è brava e poi svaluta le poche abilità, capacità o attitudini che è disposta ad ammettere di possedere. Le qualità o i risultati positivi vengono attribuiti alla fortuna o a qualche altra forza esterna. La scarsa autostima contribuisce alla bulimia che, a sua volta, conferma ulteriormente il basso senso di autostima della bulimica
Scarso senso di autocontrollo
Uno dei problemi di cui soffrono molte bulimiche è quello definito come mancanza di controllo degli impulsi. Cioè, per loro è difficile controllare gli impulsi o i bisogni. In parte questo è dovuto ad una limitata tolleranza alla frustrazione e all'ansia. L'abbuffarsi è soltanto un altro impulso che hanno difficoltà a controllare.
Depressione, rabbia e ansia
Ci sono molti sentimenti, nascosti e non, che la bulimica può sperimentare. In genere il più comune è la depressione, ma può trattarsi di rabbia, ansia o altri sentimenti spiacevoli o di una combinazione qualsiasi di emozioni.
Pensiero assolutistico
Il pensiero assolutistico è a volte chiamato pensiero tutto-o-nulla, oppure bianco-o-nero. Si tratta del modo in cui la bulimica concettualizza il suo mondo. Vede i comportamenti, i fatti e le circostanze come tutti buoni o tutti cattivi; e, soprattutto, vede se stessa come grassa o magra, di solito grassa. Per la bulimica non esiste una via di mezzo.
Difficoltà ad esprimere le emozioni in modo diretto
La maggior parte delle bulimiche non ha mai imparato come esprimere direttamente le proprie emozioni. Inoltre, molte temono che queste possano sfuggire al controllo o dispiacere a persone che per loro sono importanti. Le bulimiche usano il mangiare come mezzo per distrarsi (proteggersi) dai sentimenti.
Abitudini e comportamenti alimentari insoliti
Abbuffarsi e vomitare sono certamente comportamenti insoliti legati all'alimentazione. Ma la bulimica può avere anche molte altre abitudini alimentari che non rientrano nella norma. Le ore in cui mangia, il modo in cui prepara (o non prepara) il cibo e le persone con cui mangia o non mangia possono essere tutte situazioni con caratteristiche inconsuete. È possibile che ogni cosa debba essere mangiata "semplice" (senza alcuna aggiunta), oppure che vengano eliminate intere categorie di cibo, come carne o latticini.
Nonostante anche molte persone non bulimiche debbano affrontare una o più delle otto difficoltà citate sopra, la bulimica deve lottare con la gran parte di queste, se non con tutte. Un modo di pensare a tali difficoltà psicologiche è di considerarle fattori di rischio. Pertanto, maggiore è il numero di questi problemi psicologici, maggiore è il rischio di sviluppare la bulimia.
28 luglio 2008
Un bell'articolo che mi è stato inviato via mail:
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